AMARCORD TERRITORIO

Mister Google ieri sera mi ha segnalato la versione on line di un mio articolo, firmato insieme all’amico Federico Secchi, pubblicato un anno fa su La Spada di Damocle rivista mensile di Fratelli d’Italia.

Mi pare sia ancora piuttosto attuale e così lo ripropongo

Quando si evoca il concetto di territorio, si rischia facilmente di scivolare sul terreno minato degli equivoci. E’, infatti, una di quelle categorie descrittive in cui si stratificano una molteplicità di significati e di allusioni semantiche. La tentazione è, soprattutto e prevalentemente, quella di considerare il territorio come un unicum indistinto, come un’astrazione concettuale – contenitore, che prescinde dalle relazioni umane e sociali che si sviluppano all’interno del contesto e che si traducono in rapporti di forza in continua evoluzione.

Un fraintendimento di fondo che genera a cascata numerosi equivoci, fra cui l’enunciazione del superamento delle naturali conflittualità e competitività degli attori individuali e collettivi che agiscono all’interno del contesto e che insieme, nel moto di un processo dialettico permanente, contribuiscono a costruire la sintesi di una dimensione identitaria…..

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34 Commenti

  1. Perché alla fine siamo ambedue espressione di un mondo che non c’è più, di quel mondo che ha portato la nostra terra a dare il meglio. Mi sono solamente limitata a cercare una persona che riassumesse in sé una posizione condivisibile e suffragata da competenze. Che tu fossi di sinistra non era di alcun mio interesse, anzi… forse una sorta di provocazione culturale.

      1. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

        Caro Franco, che Amarcord ! Ho conosciuto Leo Valeriano perché sono stato uno dei giovani autori del Bagaglino, quello iniziale, a Roma in via di Panìco, sollecitato da Castellacci, fondatore, giornalista della Rai Tv e mio amico. La nostra era una destra sorridente : per uno sciopero dell’Enel scrissi una notte : “Evviva il Duce, che ci dava Luce !”
        Poi diventò il Bagaglino dell’ avanspettacolo e mi ero salvato: lavoravo in Sardegna.
        Ciao Castellacci e ciao Enzo Erra, mio redattore capo, per fortuna ve ne siete andati alla grande senza vedere queste nostre comuni e mortali schifezze.
        E ora chiedo : ma il vino è di destra o di sinistra ???!! E quello trentino ?

    1. in realtà credo ci sia una piccola verità di fondo: da vent’anni a questa parte la sinistra continua a scambiare l’internazionalismo con l’ideologia del globalismo mercantilista. E i principi di territorio, di identità (anche di classe) sono rimasti patrimonio ormai quasi esclusivo della destra estremista. Purtroppo. Ma qusta è una questione e un problema tutto della sinistra che dopo la caduta del muro (e di tutto il resto) ormai orfana..si innamorò del globalismo e ne fece la sua bandiera.

    2. se ti sente… il camerata Franco Ziliani ti fa un mazzo così….; a parte gli scherzi…e le battutte credo che la sinistra abbia bisogno di fare i conti con quessto errore…che è stsato prima teorico che pratico. Fra l’altro una cosa del genere…la diceva qualche giorno fa. a Napoli..anche il compagnno Bersani…che più moderato di cosi si muore…””Se noi stiamo sulle parole d’ordine di una sinistra di vent’anni fa quando la globalizzazione era nascente, lasciamo la protezione alla destra, invece dobbiamo proteggere la gente sui nostri valori”.

    3. Be’, se consideri che, oggi come oggi, chi propende per un centrodestra liberale e antipopulista si trova “giocoforza” costretto, tappandosi il naso, a scegliere il PD… qualcosa vorrà (purtroppo!!) pur dire. 🙁

    4. Purtroppo vorrei non fosse così, ma se ci guardiamo attorno, nella politica italiana, cosa ne vien fuori? Una destra liberale non esiste (Forza Italia? Mah… quanto a credibilità siamo al lumicino; basti pensare al suo “primo esponente”). La sinistra è esattamente nelle condizioni da te perfettamente descritte.
      Rimangono i populismi vari.

    5. Li trovo inconcludenti, fanno presa su una rabbia sociale che non concepisco e non giustifico se non in rari casi.

      Che poi, le destre estreme, una volta al governo, di solito vanno sempre a spalleggiare proprio le classi dirigenti (pensiamo a Pinochet).

      I populismi, poi, sono il rifiuto di un elemento per me imprescindibile: le elite professionali e le gerarchie. Non credo nel “potere dal basso”.

    1. Sono molto felice.della cosa compagno Tiziano Bianchi A destra sappiamo usare il cervello e sappiamo riconoscere il valore delle idee. E poi, se mi concedi questo slogan, direi: uniti nella lotta, contro i figli di quella gran mignotta! Aux armes citoyens…

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