DOMENICO CLERICO, ICONA DI #TERRITORIOCHERESISTE

Apprendiamo con tristezza  ed estremo cordoglio la notizia della  prematura scomparsa di Domenico Clerico.

Partito negli anni 80 con una piccola vigna di proprietà era arrivato ad essere un  punto di riferimento per tutti i produttori di Langa.
Era solito dire: “In langa ci sono tre produttori: Angelo Gaja, Angelo Gaja e Angelo Gaja” per sottolineare quanta influenza avesse  avuto per tutti il lavoro, se vogliamo pionieristico, di Gaja . 
A tutti quelli che gli chiedevano pareri sui modernisti o tradizionalisti  rispondeva sempre: “Dopo dieci anni di cantina e bottiglia quello che conta è solo quello che hai fatto in vigna“, per sottolineare una volta di più che il Nebbiolo dà grandi frutti se piantato nelle zone vocate ed allevato come si deve. Barrique si barrique no: tutto sommato non avevano per lui chissà quale importanza . 
Era peraltro un’innovatore, una persona di una curiosità enologica straordinaria che lo portò negli anni a sperimentare tutto lo sperimentabile, senza però perdere di vista i fondamentali, tanto che negli ultimi anni aveva ripreso a vinificare sia il Dolcetto che il Barolo di punta in modo assolutamente tradizionale.
Lo abbiamo conosciuto nei primi anni ’90, quando si andava a prendere la Ginestrina , Freisa frizzante e il Ginestrino, Nebbiolino d’annata oltre che d’arte.
Vulcanico e trascinatore come pochi, ci regalava sempre attimi di puro confronto enologico e perle di saggezza da grande conoscitore del mondo langarolo qual’era.
Ci mancherai Domenico, ci mancherà quel tuo modo sincero di dire le cose come stanno, senza peli sulla lingua.
Hai creato dei vini di una potenza e di un temperamento, che pochi altri hanno saputo eguagliare e che ci daranno sempre delle emozioni “tanniche” ineguagliabili .
Ciao Domenico, un abbraccio forte da tutti noi e che il tuo ricordo possa non scemare mai nella memoria di chi ti ha conosciuto, amato e stimato.
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