PIWI: TRENTO CI CREDE. DAVVERO!

Tornano i PIWI alla Fisar dopo la tre giorni di Taste of Milan. Tornano con una serata quasi in famiglia dal momento che molti, se non tutti, i partecipanti sono sommelier o allievi della FISAR Milano nella cui sede si svolge, appunto, l’incontro.
Ospite a sorpresa della serata Alfredo Albertini, direttore della Cantina Sociale di Trento che ha introdotto a suo modo il tema dei PIWI.
La cantina sociale di Trento ha circa 800 ha di vigneto, nel comune di Trento. La convivenza tra i contadini e i residenti è un dato fondativo più che una necessità; la sensibilità per la sostenibilità nasce in questo contesto.
Altri dati utili per capire il contesto della cantina: circa il 30% di viticoltori a un livello culturale elevato, anche grazie alla presenza dell’Istituto di San Michele all’Adige. Inoltre, il contesto trentino in cui opera la viticoltura è quello di un territorio che si coniuga con il paesaggio e quindi con le esigenze del turismo.
Secondo Albertini, senza voler rompere nessuno schema, bisogna sorpassare il biologico verso la sostenibilità, ridurre l’impronta carbonica. Se si fanno dieci trattamenti all’anno a base di rame, alla fine si va a prendere il rame dalle miniere del Cile e lo si porta nei terreni del Trentino. Lo stesso vale per lo zolfo, e sia il rame che lo zolfo sono ammessi in viticoltura biologica. Quindi, non che il biologico sia sbagliato in sé, ragiona Albertini, ma è una tematica che verrà superata.
Secondo Albertini, il futuro dietro l’angolo è quello del genoma editing, che per il momento è ancora considerato OGM e quindi bandito dalla comunità europea. Con questa tecnica, avremo i vitigni classici ma resistenti. C’è quindi il rischio che i PIWI, derivanti da incroci tra vitis vinifera e vitis silvestris, siano un po’ come i Robespierre nella storia del vino: utili per rompere uno schema ma poi senza un futuro.
In ogni caso, conclude Albertini, i PIWI sono vini utili per pensare; ma sono anche vini interessanti di per sé. E investire in questi vini è una necessità. Per esempio, la Cantina Sociale di Trento ha circa 15 ettari di vigneto nelle vicinanze di scuole, piste ciclabili e altri luoghi in cui non è possibile effettuare trattamenti se non in piena notte. Evidentemente i PIWI, eliminando i trattamenti, consentono una convivenza migliore. Passiamo ai vini.
Il Santa Colomba Metodo Classico della Cantina Sociale di Trento trascorre 12-13 mesi sui lieviti. È un Brut Nature, uno spumante alpino; se ne producono circa 2500 bottiglie. Fruttato, con profumi di erba fresca appena tagliata, ananas pesca. Morbido all’ingresso, l’acidità lascia il finale con tendenza amarognola. L’abbinamento consigliato? Con le ostriche.
L’uva da spumante deve essere perfetta, dice Albertini; questo spumante deriva da vitigni Solaris e Johanniter, che matui frutta tropicale, pompelmo rosa, cedro, poi di erbe, anche erbe aromatiche. In bocca è vellutato, “setoso/cremoso” lo definisce Emiliano Marelli, segretario della FISAR Milano.
Il Vadum Caesaris di Vallarom è un infiltrato, nel senso che non è un PIWI. È di colore giallo brillante. Anche qui emergono profumi di frutta tropicale, cocco, ananas banana, poi qualcosa di acidulo, mela verde, cedrata o limonata poi crosta di pane o pasta di pane. Il lievito (si tratta di un cosiddetto metodo ancestrale, con rifermentazione sui lieviti in bottiglia) assume una sua corposità in bocca.
Il Gabrjol di Albino Martinelli ha profumi di cipria, zucchero filato, ricorda il moscato; poi rosa, miele, anice e uva spina. In bocca è pastoso e fresco.
Lo Johanniter di El Zeremia ha profumi leggeri, è più aromatico in bocca che al naso, morbido, lascia spazio a un’acidità che ricorda il limone maturo.
Il Naran di Pravis è fruttato, ricorda il ribes bianco, le mele selvatiche gelsomino, poi l’erba appena tagliata. In bocca è “piacione”, agrumato, minerale e salino. Ricorda un po’ il succo di mela.
Il campione di botte “PIWI” della Cantina Sociale di Mori fa botte e barrique. Sentori di uva passa, miele, canditi, balsamico (ricorda un po’ la resina di pino), albicocche essiccate. A qualcuno l’insieme ricorda il profumo del panettone. È leggermente tannico, amarognolo verso il finale e in bocca ha una freschezza che non ti aspetti, ti spiazza. Ha anche meno corpo di quello che ci si potrebbe aspettare.
Il Victoriae, sempre della Cantina Sociale di Mori, è un orange wine affinato in anfora. Succo di mandarino, come colore come profumo. Poi susina o prugna, alloro, ananas, papaya, albicocche essiccate. In bocca si percepisce un leggero tannino. L’abbinamento consigliato? L’anatra all’arancia.rano nel giro di pochi giorni; inoltre sono piante generose e vanno domate, quindi piantate su terreni difficili. Se dovesse fare una modifica a questo vino, Albertini lo vorrebbe più salino.
Il Santa Colomba fermo ha profumi di frutta tropicale, pompelmo rosa, cedro, poi di erbe, anche erbe aromatiche. In bocca è vellutato, “setoso/cremoso” lo definisce Emiliano Marelli, segretario della FISAR Milano.
Il Vadum Caesaris di Vallarom è un infiltrato, nel senso che non è un PIWI. È di colore giallo brillante. Anche qui emergono profumi di frutta tropicale, cocco, ananas banana, poi qualcosa di acidulo, mela verde, cedrata o limonata poi crosta di pane o pasta di pane. Il lievito (si tratta di un cosiddetto metodo ancestrale, con rifermentazione sui lieviti in bottiglia) assume una sua corposità in bocca.
Il Gabrjol di Albino Martinelli ha profumi di cipria, zucchero filato, ricorda il moscato; poi rosa, miele, anice e uva spina. In bocca è pastoso e fresco.
Lo Johanniter di El Zeremia ha profumi leggeri, è più aromatico in bocca che al naso, morbido, lascia spazio a un’acidità che ricorda il limone maturo.
Il Naran di Pravis è fruttato, ricorda il ribes bianco, le mele selvatiche gelsomino, poi l’erba appena tagliata. In bocca è “piacione”, agrumato, minerale e salino. Ricorda un po’ il succo di mela.
Il campione di botte “PIWI” della Cantina Sociale di Mori fa botte e barrique. Sentori di uva passa, miele, canditi, balsamico (ricorda un po’ la resina di pino), albicocche essiccate. A qualcuno l’insieme ricorda il profumo del panettone. È leggermente tannico, amarognolo verso il finale e in bocca ha una freschezza che non ti aspetti, ti spiazza. Ha anche meno corpo di quello che ci si potrebbe aspettare.
Il Victoriae, sempre della Cantina Sociale di Mori, è un orange wine affinato in anfora. Succo di mandarino, come colore come profumo. Poi susina o prugna, alloro, ananas, papaya, albicocche essiccate. In bocca si percepisce un leggero tannino. L’abbinamento consigliato? L’anatra all’arancia.

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