VALLE DI NON #TERRITORIOCHERESISTE

#MELINDA #TERRITORIOCHERESISTE

 

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52 Commenti

  1. Enrico fose da turista del noce non hai avuto modo di accorgerti della straordinaria diversificazion e cresciuta attorno alle mele. In valle di Non ci sono la metà, o forse di più ma non vorrei sbagliare, dei caseifici sociali del Trentino. Fra l’altro li nasce anche il miglior Trentingrana, che del resto lì ha la sua sede direzionale e operativa. Poi ci sono i piccoli frutti, sotto l’obrello di melinda, e anche il grano da semi antichi. E perfino il vino: il Groppello. Poi è chiaro che come ognni settore, anche quello dell’agricoltura è un sistema migliorabile e che il tema della sostenibilità e del biologico sono attualissimi, – poi bisognerebbe capire se prevalga il tema della salute o quello del marketing – ma anche su questo terreno Melinda sta cominciando a fare scelte intelligenti e mirate. E poi c’è una cosa che mi piace sempre sottolinerare Melinda, questo marchio territoriale, è stato in grado di cementare un senso di identità e di orgoglio di valle credo come raramente è accaduto e accade altrove. Melinda è il luogo sociologico dove il territorio si plasma insieme ai suoi attori. E questo è #territoriocheresiste. E’ un marchio politico ancora prima che commerciale. (ps. non ho mai avuto, ne intendo avere, rapporti di lavoro con questo consorzio; così tanto per mettere le cose in chiaro)

  2. ma dai…la Melinda no…fa terroir e concordo ma fa anche un sacco di danni…Melinda per le mele in trentino è come CA.VI.RO in Romagna per il vino…ammenochè…ahhh si certo sei il nuovo testimonial…per una nuova Cuba rossa rosse mele dai Kolchoz Trentini

    1. Melinda è #territoriocheresiste, è un modello cooperativo che riesce a coniugare produzione di valore economico e comunità territoriale. Riesce a strutturare un forte senso identitario attorno all’agricoltura. Che poi ci siano dei limiti, per la amor di Dio…ci saranno pure. Ma il tuo paragone con Caviro no regge.

    2. sono certo che dal punto di vista economico sia un ottimo esempio, certo è che quando transito attraverso certe aree e vedo solo monocolture, il totale annullamento della biodiversità che garantirebbe un tipo di agricoltura differente dai trattamenti fitosanitari di sintesi, mi risulta difficile definire questo territoriocheresiste paragonati a quelle straordinarie aziende trentine che perseguono, un agricoltura di territorio nel suo più attento rispetto sia dal punto di vista della sostenibilità ambientale che di riscoperta di varietà scomparse…ma io sono solo un turista, anche se martedì dopo aver sfidato il temporale in valsugana in valle dei laghi mi hanno regalato una cassetta di mele golden bio qualcuna ammaccata dalla grandine ma croccanti e succose, con rispetto un’altra cosa rispetto alla vaschetta da quattro mele avvolte nella plastica del iper perfette da sembrar finte…

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